Nell’epoca in cui le relazioni passano sempre più spesso da uno schermo, da profili sintetici e da pochi secondi per decidere se qualcuno “vale la pena”, una nuova parola ha iniziato a circolare sui social: boysober. Il riferimento è anche alle app di dating, piattaforme che promettono incontri e possibilità potenzialmente infinite ma che, nella pratica, hanno trasformato il legame affettivo in un’esperienza rapida, selettiva e spesso emotivamente dispendiosa. Il boysober indica la scelta consapevole di prendersi una pausa dalle relazioni romantiche – e dal dating in generale – per interrompere dinamiche percepite come frustranti, ripetitive o sbilanciate. Non è una rinuncia all’amore né una dichiarazione ideologica contro gli uomini, ma una sorta di “detox emotivo” per rimettere al centro sé stesse, il proprio benessere psicologico e relazioni vissute con maggiore autonomia e meno pressione.

L’esperta: “Tra illusione e spersonalizzazioni”

Dal punto di vista psicologico, come spiega al FattoQuotidiano.it Elisa Balbi, psicologa e psicoterapeuta, docente internazionale, coautrice di varie pubblicazioni e saggi sugli adolescenti, il fenomeno coinvolge in particolare le Millennials (nate tra il 1981 e il 1996) e Native digitali (1997-2012), ma con modalità ed effetti diversi. “Le prime spesso vivono relazioni a due ‘illusorie’: rapporti portati avanti quasi da sole, con la speranza che evolvano, fino a sperimentare una frustrazione profonda quando l’altro si dilegua. Una sofferenza che può diventare devastante. Le native digitali, invece, cresciute in una comunicazione prevalentemente tecnologica, tendono a spersonalizzare le relazioni vissute online e, quando passano al contatto diretto, accettano spesso rapporti solo sessuali, nella speranza di essere scelte da chi, nel frattempo, gode dei vantaggi intimi e confidenziali di una relazione non esclusiva. In questo quadro, il boysober appare come una forma di autodifesa emotiva: rinunciare prima ancora di deludersi”.