Ovvero: cosa significa avere una relazione dopo un dimagrimento tanto veloce, o addirittura mantenerla dopo aver sconvolto la propria forma
di Arianna Galati
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Il peso del corpo è ancora un tabù della società contemporanea. Grassofobica, nonostante ci provi tanto a raccontarsi il contrario. E pace ai movimenti di liberazione, alla body positivity, alla (difficile) inclusività delle taglie nella moda, al principio di non giudicare le persone in base al girovita. È l’era dell’Ozempic, dello Zepbound e di altri farmaci GLP-1, la scorciatoia più rapida per il dimagrimento, ossia perdere peso. Farsi sottili, conquistare la magrezza, sbandierare un corpo nuovo e decisamente più accettato dalla stessa società. Il tutto in un lasso di tempo ben più ristretto rispetto a quanto necessario alla combo attività fisica + alimentazione corretta, il prima/dopo con cui è stata alimentata l’equazione perfezione = magrezza oggi è più facile. Sembra più facile, perché comunque l’assunzione di questi farmaci va seguita dai medici, e coadiuvata in ogni caso con attività fisica e cambiamento dello stile di vita. Su questo la comunità medica è concorde: l’Ozempic da solo è efficace fino a un certo punto. Ma persino la rapidità di azione del semaglutide, il principio attivo dei nuovi farmaci per dimagrire (che di norma vengono utilizzati nelle terapie per il diabete), ha aperto nuove questioni sociali che vanno oltre le singolarità dei corpi, tornando a parlare al cuore della collettività. Cosa significa avere una relazione dopo un dimagrimento tanto veloce, o addirittura mantenerla dopo aver sconvolto la propria forma? Come funziona il dating ai tempi dell’Ozempic?






