Una giornalista americana indaga sulla nascita del movimento negli anni 2000. E spiega perché oggi la magrezza è tornata di moda
di Stefania Medetti - artwork di Kim Hoeckele
Con il libro Girl on Girl la giornalista di The Atlantic Sophie Gilbert svela quello che, pur essendo stato sotto i nostri occhi, non abbiamo saputo vedere. Ovvero: come sia stato possibile “arrivare a credere che il sesso fosse la nostra valuta, che la nostra oggettivazione ci desse potere e che non dovessimo essere prese seriamente”. Legando con il filo dell’analisi musica, moda, bellezza, reality show, social e pornografia online, Gilbert scatta una foto nitida del nostro recente passato e individua anche il periodo in cui, a dispetto di una prospettiva totalizzante, è emersa un’idea alternativa del corpo femminile che, con il tempo, ha regalato alle donne una nuova consapevolezza.
Partiamo dall’inizio.
“Nel 2022, dopo l’annullamento della sentenza Roe contro Wade (che permetteva l’aborto a livello federale dal 1973), ho avuto l’impressione che il progresso delle donne non si fosse soltanto arrestato, ma che stesse regredendo. Ho sentito il bisogno di capire in che modo la cultura pop avesse contribuito. In quanto Millennial, ho guardato alla produzione degli anni della mia adolescenza, per cercare di coglierne le radici”.






