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Ultimo aggiornamento: 7:38
di Roberto Del Balzo
I primi passi nel nuovo anno sembrano affondare nel fango mefitico delle guerre, di una pace mai cercata e della nostra ansia appesa alle labbra di qualche delirante capo di stato. Non c’è lo slancio degli inizi, del rito rassicurante della pagina bianca da riempire con i buoni propositi.
Il tempo che passa fa paura e ci fa anche correre un brivido, forse una speranza nascosta dal rumore del brindisi o forse brandelli di ottimismo, un leggero capogiro dell’anima che dura il tempo di un fuoco d’artificio. Quello stesso tempo che cerchiamo di fermare oppure trasformare in poesia perde sempre di più consistenza e si scioglie nel ripetersi senza tregua di frasi e azioni cariche di violenza, di immagini di carne viva appesa a corpi senza respiro. Ci accompagna ogni giorno, da anni, un rumore di fondo continuo, un acufene penetrante di urla, minacce, bollettini, parole d’odio e di conflitto.







