Aumentare in modo sostenibile le porzioni di pesce fino al 50%, e combattere così la malnutrizione a livello globale, potrebbe non essere un'utopia. Basterebbe permettere il ripristino delle popolazioni dei pesci delle barriere coralline. A raccontarlo sulle pagine della rivista Pnas è un recente studio coordinato dallo Smithsonian Tropical Research Institute (STRI) di Panama, che quantificando quanto si sta perdendo in termini di approvvigionamento alimentare a causa della pesca eccessiva, è giunto alla conclusione che il recupero delle comunità dei pesci in questi preziosi habitat, ormai impoveriti, potrebbe contribuire a combattere la fame nel mondo.

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di Giacomo Talignani

Il recupero dei pesci

Per capirlo, i ricercatori hanno passato in rassegna i dati provenienti da tutti i territori del mondo che ospitano barriere coralline, tra cui Panama, Giamaica, Kenya, Mauritius, Madagascar, Filippine e Indonesia. In particolare, si sono serviti di modelli statistici per stimare le quantità attuali di pesce e le rese potenziali derivanti dal recupero degli stock ittici nelle barriere classificate come sovrasfruttate. Da qui, hanno calcolato quanto gli stock ittici dovrebbero crescere per raggiungere quelli che gli autori hanno definito come "rendimenti massimi sostenibili" e "rendimenti abbastanza buoni", stimando inoltre che il tempo di recupero, dipendente dallo stato di depauperamento e dalle restrizioni di pesca, si aggirerebbe tra 6 ai 50 anni.