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Ultimo aggiornamento: 16:51

È lunedì 12 gennaio, la vigilia delle votazioni con cui la Verkhovna Rada – il Parlamento di Kiev – è chiamato a esprimersi sulle dimissioni del ministro della Difesa Denys Shmyhal e di quello per la Trasformazione Digitale Mykhailo Fedorov, nel contesto del maxi rimpasto di governo in corso in Ucraina. Yulia Tymoshenko, in un’intercettazione ambientale agli atti dell’inchiesta che la vede indagata per tangenti, sta parlando con un deputato. Quest’ultimo, ricostruiscono i magistrati dell’Ufficio nazionale (Nabu) e della Procura specializzata anti-corruzione, le pone un quesito: “Ho solo una domanda: è una cosa una tantum? E questi ‘dieci’… sono dieci cosa, o come?”. “Una volta al mese. È una cosa stabile, permanente, per ogni persona”, risponde l’ex primo ministro. Che poi spiega: “Ecco. Da noi un mese viene considerato come due sessioni”, ovvero “paghiamo ‘dieci’ per due sessioni, paghiamo in anticipo per due sessioni”.

I magistrati interpretano l’espressione “dieci” come pagamenti da 10mila dollari statunitensi e considerano la frase “è una cosa stabile, permanente” come la spia di un “meccanismo di cooperazione regolare, che prevedeva pagamenti anticipati ed era concepito per un lungo periodo”. In pratica, secondo gli inquirenti, Tymoshenko sta discutendo con il parlamentare di un sistema per comprare i voti che quest’ultimo esprimerà alla Rada. I lavori parlamentari, come previsto dal calendario ufficiale, alternano settimane dedicate alle votazioni in aula e settimane dedicate al lavoro nelle commissioni o nei collegi elettorali. In questo caso le “sessioni” a cui si fa riferimento nell’indagine sono i periodi di due settimane al mese in cui i deputati sono fisicamente a Kiev per votare.