Oltre 4 milioni di dati esaminati, 23 specie cacciabili analizzate. E un risultato scientifico chiarissimo: sono sedici le specie di uccelli che avviano la cosiddetta migrazione pre-riproduttiva entro la prima o la seconda decade di gennaio. Tra questi merlo, cesena, pavoncella, allodola, mestolone, fischione, moriglione, codone, folaga, tordo sassello. Altre, invece, come il tordo bottaccio, iniziano addirittura nella terza decade di dicembre. Tempi diversi, insomma, anche rispetto all’attuale documento tecnico di riferimento dell’Unione Europea che stabilisce i periodi di inizio della migrazione prenuziale per le specie cacciabili.

È il risultato di un imponente studio della Lipu e dell’Università di Milano, pubblicato sull’autorevole rivista scientifica “Wildlife Biology”, con il coordinamento di Roberto Ambrosini e la collaborazione di importanti ornitologi europei, tra cui Franz Bairlein. E che dimostra che la riforma della caccia voluta dal ministro Francesco Lollobrigida è insostenibile e che i calendari venatori vanno decisamente rivisti.

Dallo studio, emergono due aspetti: da un lato un’ulteriore anticipazione rispetto alle date ufficiali della migrazione pre-riproduttiva (previste dal cosiddetto Documento Key Concepts della Commissione europea) per numerose specie, che partono per i luoghi della nidificazione con i primi contingenti rilevanti, almeno il 5% degli individui. E dall’altro una serie di rilevanti variazioni per 19 specie (pari all’83% delle specie cacciabili). “La Direttiva Uccelli, la cornice normativa che governa la protezione degli uccelli in Europa e regolamenta la caccia – vieta la caccia in due momenti”, spiega Danilo Selvaggi, Direttore Generale Lipu. “Quello della riproduzione e nidificazione, in primavera-estate, e quando gli uccelli partono verso i luoghi della riproduzione, cioè la cosiddetta migrazione pre-riproduttiva”.