Si parla di “piccole quantità”, ma il numero degli uccelli che potranno essere cacciati “in deroga” nel 2025 parla da sé: 230.242 storni e 581.302 fringuelli. Lo ha deciso la Conferenza Stato-Regioni lo scorso 12 giugno approvando una delibera sul relativo piano di riparto tra le Regioni e Province autonome per il 2025.
Le due specie, che rientrano tra quelle “protette” dalla Direttiva Uccelli 2009/147/CE dell’Unione europea, potranno dunque entrare nel mirino dei cacciatori in Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna (solo storno), Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia (solo storno), Toscana (solo fringuello), Provincia autonoma di Trento (solo fringuello), Umbria e Veneto. Questi gli enti territoriali che hanno aderito al piano di riparto.
La Direttiva Uccelli consente deroghe, per ragioni particolari, come per esempio l’interesse della salute e della sicurezza pubblica, l’interesse della sicurezza aerea, per prevenire gravi danni alle colture, al bestiame, ai boschi, alla pesca e alle acque e per la protezione della flora e della fauna, sempre che non vi siano alternative.
Per quanto riguarda la necessità di prevenire i danni alle colture, spesso invocata nelle richieste di deroga, le alternative ci sarebbero. Tra queste, l’utilizzo di dissuasori acustici, reti protettive o la messa a dimora di colture attrattive che deviano gli uccelli.






