Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 14:20
Che cos’è una piccola crepa nel cemento della muratura di un’opera lunga circa un chilometro e 700 metri, con 16 curve in discesa, incuneate in ciò che resta del bosco di Ronco, ai piedi delle Tofane? Un’inezia, un nulla, una semplice screpolatura, un cedimento della malta, un difetto senza conseguenze. Eppure da Cortina arrivano le immagini che documentano come a tre settimane dall’inizio delle Olimpiadi Invernali qualche pezzo si sia già staccato dal budello che verrà impiegato per bob, skeleton e slittino. Le mettiamo a corredo di questa riflessione, non come segni di un fallimento, ma perché sono la dimostrazione di come la pista sia una osservata speciale e come durante i Giochi l’attenzione sulla sua funzionalità sarà del tutto particolare.
Lo sarà per svariate ragioni. La pista è diventata il simbolo di una spesa molto rilevante, circa 125 milioni di euro, che diventano 131 milioni se si aggiunge una foresteria per atleti che verrà costruita ad Olimpiadi finite. È una struttura che viene messa al servizio di discipline decisamente minori, visto che la nuovissima “Eugenio Monti” – come ha annunciato a febbraio l’allora presidente del Cio, Thomas Bach – è l’ultima pista da bob che verrà costruita al mondo, visto che non c’è bisogno di altri impianti analoghi. Quelli esistenti sono sufficienti per soddisfare le esigenze dei pochi praticanti in attività.







