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Ultimo aggiornamento: 15:09
I promotori della raccolta firme popolare per il referendum sulla riforma Nordio hanno depositato ricorso urgente al Tar del Lazio chiedendo la sospensione cautelare della delibera del Consiglio dei ministri che lunedì ha fissato al 22 e 23 marzo la data del voto. Il governo, infatti, ha convocato le urne senza aspettare i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale, termine entro il quale 500mila cittadini possono chiedere la consultazione. Una scelta che contraddice l’interpretazione della Carta seguita per tutti e quattro i referendum costituzionali della storia repubblicana, inaugurata nel lontano 2001 dal governo Amato. A motivare il colpo di mano è soprattutto il timore del centrodestra di disperdere l’attuale vantaggio del Sì nei sondaggi: poiché il voto va fissato con un anticipo di almeno cinquanta giorni, infatti, aspettare il completamento della raccolta firme avrebbe significato tenere il referendum non prima di metà aprile. Intanto, grazie al blitz del governo, la raccolta firme ha avuto una nuova impennata, raccogliendo 25mila adesioni in poche ore: le sottoscrizioni sono ormai 380mila, cioè oltre il 75% delle 500mila da raggiungere entro il 30 gennaio, quando scadranno (qui il link per firmare con Spid o Carta d’identità elettronica).
















