Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella firma il decreto di indizione del referendum sulla giustizia, mentre infiamma la battaglia tra i comitati.

A innescare la miccia è il ricorso depositato al Tar dal comitato promotore della raccolta di firme popolari. Che chiede una sospensiva della delibera con cui il Cdm ha fissato la data della consultazione al 22 e 23 marzo. Mossa annunciata, che genera la stizza della maggioranza e spinge il comitato Sì Separa ad opporsi di fronte al Tar del Lazio.

Il primo a essere informato sul ricorso è lo stesso capo dello Stato, che in giornata riceve una lettera dal comitato. Una "doverosa e preventiva informazione", la definisce il portavoce Carlo Guglielmi. Che parla di una manciata di righe per spiegare le ragioni dell'iniziativa. "Nessuna richiesta o sollecitazione, neppure vaga o implicita, nessuna moral suasion", precisa il comitato. Che decide comunque di allegare alla lettera il lungo testo del ricorso. In serata, Mattarella sigla il dpr. Nonostante le segnalazioni sul rischio di ricorsi filtrate nelle scorse settimane, la firma non è mai stata messa in dubbio dal presidente, a cui non compete un giudizio di costituzionalità trattandosi di un atto amministrativo del governo. Ed è proprio sulla scelta dell'esecutivo che lo scontro si fa sempre più aspro. Il comitato dei 15 promotori delle firme - che sfiorano le 400 mila - sono convinti che debba prevalere la prassi. "La data deve essere fissata al termine dei 90 giorni concessi ai cittadini per raccogliere le firme", ripetono da giorni. "Il governo ignora la Costituzione", insistono.