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12 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:02

Alla fine il governo ha deciso di forzare. Come anticipato dal Fatto e poi confermato dalla premier Giorgia Meloni, il Consiglio dei ministri ha fissato al 22 e 23 marzo il voto sulla riforma Nordio, senza attendere i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale. Nella stessa data si terranno anche le elezioni suppletive per i due seggi parlamentari rimasti vacanti in Veneto in seguito alle Regionali. La scelta dell’esecutivo viola la prassi seguita in tutta la storia repubblicana, ignorando le oltre 350mila firme già raccolte dall’iniziativa popolare per il referendum (qui il link per firmare con Spid o Carta d’identità elettronica). In base alla Carta, infatti, cinquecentomila elettori, cinque Consigli regionali o un quinto dei membri di ciascuna Camera possono chiedere il voto su una legge costituzionale entro tre mesi dalla pubblicazione. Per la riforma Nordio questo termine scade il 30 gennaio: fino a quel giorno i cittadini hanno il diritto di raccogliere le firme e consegnarle all’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, che poi ha trenta giorni per ammettere o meno la richiesta e definire il quesito. Solo a quel punto il Consiglio dei ministri avrebbe potuto deliberare sulla data del referendum, fissandola con un anticipo compreso tra i cinquanta e i settanta giorni. Considerando le festività di Pasqua, dunque, con ogni probabilità non si sarebbe potuto votare prima di metà aprile.