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9 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:19
Il governo indicherà nel 22 e 23 marzo i giorni del voto per il referendum sulla separazione delle carriere. Lo ha confermato Giorgia Meloni, durante la conferenza stampa di inizio anno. “A norma di legge dobbiamo dare la data entro il 17 di gennaio, lo farà il prossimo Consiglio dei ministri: il 22 e 23 marzo è la data più probabile e mi sentirei di confermarla“, ha detto la premier, prima di attaccare il fronte del No alla riforma, che chiede di attendere almeno il 30 gennaio e la fine della raccolta firme per individuare la data del voto. “Vedo un intento dilatorio nelle polemiche, ma non c’è impasse e non c’è da parte nostra nessun intento di forzare. Non abbiamo ragione di forzare, la data del 22-23 marzo ci consentirebbe di portare a casa le norme attuative prima del nuovo Csm“, ha sostenuto ancora.
In realtà quello che ha detto Meloni non corrisponde completamente alla verità. Intanto perché la scelta d’indicare la data del voto senza aspettare la fine della raccolta firme è un evidente strappo da parte dell’esecutivo, che in questo modo si espone al rischio di ricorsi al Tar e di un procedimento davanti alla Corte Costituzionale. Nelle ultime settimane la questione della data del referendum ha provocato roventi polemiche tra i separatisti, favorevoli alla riforma, e i promotori del No. La questione è appunto legata alla raccolta firme promossa da 15 avvocati: c’è tempo fino al 30 gennaio per raccogliere 500mila sottoscrizioni, obiettivo raggiungibile visto che è stata già superata quota 280mila. “Il governo dovrebbe aspettare almeno fine gennaio, ci troveremmo nella situazione assurda di una raccolta firme per un referendum che è già fissato”, ha detto al Fatto l’avvocato Carlo Guglielmi, portavoce del gruppo che ha avviato la raccolta, pronto a impugnare il provvedimento del governo davanti al Tar.











