Il Consiglio dei ministri ha deciso il giorno del voto sul referendum giustizia, che si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Gli italiani chiamati alla fine di marzo a decidere sulla riforma. Ma non solo: nelle stesse date si voterà anche per elezioni suppletive. La data risulta un compromesso tra il primo marzo, giorno caldeggiato dalla maggioranza, e il mese di aprile invocato dall’opposizione. Ma è una data che comunque scontenta i comitati per il No, che annunciano battaglia.
Per i comitati per il No, il centrodestra avrebbe sfruttato le richieste già depositate dai parlamentari che sono state ammesse in Cassazione lo scorso 18 novembre. Secondo la legge, il referendum deve essere indetto entro sessanta giorni "dall'ordinanza che lo abbia ammesso". Ma un'ordinanza c'è già, ed è quella proprio dei parlamentari. Quindi non è necessario attendere l’esito della raccolta firme: anzi, la data andava obbligatoriamente fissata entro il 17 gennaio. Su questo punto, però, i promotori del No non sono d'accordo e così hanno già annunciato di fare ricorso al Tar del Lazio con cui chiederanno la sospensione d'urgenza degli effetti della delibera.
REFERENDUM GIUSTIZIA, IL FRONTE DEL "NO" RINUNCIA AL GARANTISMO












