Il rincaro dei costi delle connessioni fisse e mobili annunciato per il 2026 offre diversi spunti di riflessione su come le strategie di marketing degli operatori abbiano tratto vantaggio dalla dipendenza (quasi) patologica delle persone dall’ossessione del vivere “sempre connessi”.

L’aspetto giuridico

In termini strettamente legali, i gestori telefonici hanno ovviamente il diritto di cambiare prezzi e servizi come ritengono più opportuno (sempre che non facciano “cartello” —cioè che non si mettano d’accordo, di nascosto, per danneggiare gli utenti). Quando questo accade in modo unilaterale —senza cioè che il cliente possa avere voce in capitolo— si può recedere dal contratto e passare a un altro operatore, fino al prossimo giro di giostra, quando cioè arriverà l’ennesima variazione di tariffe e condizioni di servizio che spingerà il cliente a cercare un’altra offerta più vantaggiosa o meno penalizzante.

Certo, questo non accade necessariamente, perché ci sono contratti che offrono tariffe “per sempre” o che garantiscono “sconti quantità” in rapporto al numero di linee richieste e quindi si dovrebbero riesumare le numerose pagine scritte in corpo 6 firmate frettolosamente in un punto vendita per capire esattamente se, e in che termini, gli aumenti riguardano il singolo utente. In bocca al lupo.