Il 2026 delle telecomunicazioni italiane si apre con una certezza e molte ipotesi. La certezza è la chiusura finale dell’acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom, attraverso Fastweb (si veda altro articolo in pagina): un’operazione che ridisegna il perimetro del settore. Le ipotesi, invece, raccontano un mercato che ha ancora bisogno di assestarsi, di capire se il tempo del “tutti contro tutti” sia davvero finito.
Le partite
Fastweb+Vodafone è ormai dallo scorso anno un player riconosciuto del mercato. Ma la chiusura finale dell’operazione da 8 miliardi, comunicata solo qualche giorno fa, ha suggellato la creazione di un player integrato fisso-mobile che promette sinergie, più efficienza e – nelle intenzioni – meno guerra di prezzi. L’idea è semplice, quasi didascalica: meno operatori, più solidi, reti migliori.
È la stessa logica che alimenta le voci, rilanciate da indiscrezioni di stampa a fine ottobre, su un possibile merger tra Wind Tre e Iliad. Per ora sono solo rumors: niente tavoli di lavoro o segnali di accelerazione. Certo è, però che ridurre da quattro a tre i grandi player del mobile significherebbe dar corso a un consolidamento presentato come condizione necessaria per affrontare il futuro (e tornare a investire). Ed è a questo che guarda un settore che in Italia (e non solo, ma soprattutto nella Penisola) investe molto e incassa poco, con tariffe compresse e un esercito di operatori virtuali che rosicchia margini.











