I numeri sono quelli di un bilancio pesante. Ma per Vodafone, multinazionale britannica delle Tlc – uscita dall’Italia dopo la vendita della branch a Swisscom – il 2025 è anche l’anno in cui si concretizza la trasformazione avviata due anni fa dalla ceo Margherita Della Valle: razionalizzazione del portafoglio, taglio del debito, scommessa sui mercati core e restituzione di valore agli azionisti. Sui risultati dell’ultimo esercizio Vodafone pagherà un dividendo di 4,5 centesimi per azione (9 centesimi la cedola dello scorso anno) dichiarando l’intenzione di far crescere la remunerazione ai soci nel corso del tempo. La Borsa ha premiato: +7,26 per cento
Tutto questo, però, nel quadro di un esercizio 2024-25 chiuso con perdita netta di 3,7 miliardi di euro rispetto all’utile da 1,5 miliardi di un anno prima. Colpa delle svalutazioni — oltre 4,5 miliardi — concentrate soprattutto su Germania e Romania: mercati che non brillano, anzi zavorrano.
Vodafone però non si limita a leccarsi le ferite. Ha venduto — Spagna, Italia, Vantage — incassando 13,3 miliardi e abbattendo il debito sotto quota 22,5 miliardi. Con i proventi della vendita di Vodafone Italia ha così avviato un piano di buyback da 2 miliardi (500 milioni partiti ieri), che si somma a un’analoga operazione conclusa pochi giorni fa (dopo la vendita della Spagna).








