'Ma posso fumare una sigaretta?' Quanto siano lunghi 14 mesi nella cella di massima sicurezza di un carcere lo racconta il volto scavato e incredulo di Alberto Trentini.
L'uomo arrestato a un posto di blocco il 15 novembre 2024 aveva 45 anni; quello uscito nelle scorse ore dal penitenziario di El Rodeo I, molto di più dell'anno e due mesi passato in quel buco. Ma quel capitolo, finalmente, si è chiuso per sempre.
"È stato tutto così improvviso. Inaspettato" sono state le sue prime parole appena arrivato nella residenza dell'ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito. Maglietta rossa e jeans, la testa rasata e gli occhi che sorridono dietro gli occhiali, Trentini è un uomo diverso da quello che tutti gli italiani hanno conosciuto nella foto sui manifesti che chiedevano la sua liberazione. "Sono felice, ringrazio l'Italia" ha aggiunto il cooperante rivelando che nel carcere non aveva saputo "nulla della cattura di Maduro". Poi le telefonate, le prime di questa sua seconda vita. A mamma Armanda, prima, e alla fidanzata, dopo. Per rassicurare sulle proprie condizioni e raccontarsi che la lunghissima separazione sta per finire. "Tutti questi mesi di prigionia - dicono la donna e il marito Enzo in una nota diffusa dall'avvocata Alessandra Ballerini che per tutti questi lunghi mesi gli è stata accanto - hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo, ferite difficilmente guaribili. Adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Oggi vogliamo solo pace". Come dire: ora lasciateci stare e dimenticateci. Poco dopo mezzogiorno la madre esce di casa e sale su un'auto, senza rilasciare dichiarazioni.















