Un Eldorado, seppur difficile da depredare. Vuoi che gran parte dei suoi "tesori" sono scudati dal ghiaccio e dal clima ostile, destinati a rimanere nel suolo complici costi d'estrazione da brivido artico. Ma basta mettere in fila i numeri per accendere gli appetiti: 4.400 miliardi di risorse minerarie stimate, 1.700 tra gas e petrolio e 2.700 miliardi di metalli, tra cui le ambitissime terre rare. Diamanti, rame, oro, grafite, nikel, titanio-vanadio, tungsteno, zinco, petrolio, gas - ma l'elenco potrebbe andare avanti all'infinito - fanno della Groenlandia il paradiso su cui tutti vorrebbero metter le mani, e dove incombono quelle di Donald Trump che ha innescato l'ennesimo tsunami dicendosi prima pronto al blitz militare pur di piantare sull'isola artica la bandiera a stelle e strisce. Poi disposto a tirare fuori i bigliettoni verdi, perché in questo mondo tutto è in vendita e la Danimarca e l'Europa dovran pur farsene una ragione. Anche perché l'affare promette bene.
Nel mirino ci sono risorse energetiche e minerarie sì, ma non solo. Con lo scioglimento dei ghiacciai si aprono nell'area promettenti rotte commerciali. Per non parlare del fattore sicurezza, sbandierato dal tycoon per giustificare lopa ostile su Nuuk: alla Groenlandia l'America non può rinunciare, troppe le navi russe e cinesi disseminate tutto intorno.












