Pubblichiamo uno stralcio dal nuovo libro di Carlo Nordio, “Una nuova giustizia”, un’analisi rigorosa delle criticità strutturali del sistema giudiziario italiano e delle prospettive aperte dalla riforma costituzionale. Il libro sarà presentato mercoledì 14 gennaio (ore 11) a Palazzo Montecitorio (Aula dei gruppi parlamentari, Via di Campo Marzio 78, Roma), alla presenza dell’autore, del presidente del Consiglio Nazionale Forense Francesco Greco e della giornalista Gaia Tortora. Modererà l’incontro Roberto Napoletano, direttore del Messaggero.

La dicotomia entro la quale vive la giustizia penale può essere colta anche da chi non l'amministra con un esempio significativo: se all'interno di una stanza chiusa stanno dieci persone, e una di queste viene assassinata durante un improvviso oscuramento, si presentano due opzioni estreme: condannare o assolvere tutti i presenti. Nel primo caso siamo certi di non aver lasciato impunito il crimine, nel secondo di non aver condannato degli innocenti. La difficoltà dell'indagine e del successivo giudizio risiede nell'opzione intermedia, di individuare il (o i) responsabile(i), senza compromettere la sorte degli altri.

La filosofia del procedimento penale è ispirata ora all'uno ora all'altro principio, con i generici appellativi di «repressivo» o «garantista». Come abbiamo detto, in Italia, fino al 1989, vigeva un codice di procedura penale inquisitorio, così chiamato perché derivava la sua struttura da quella della Santa Inquisizione, dove la prova si formava in un'istruttoria scritta e segreta, magari assistita da un'adeguata tortura. Quest'ultima da noi era stata abolita, ma trovava un surrogato in una lunga, e spesso ingiustificata, carcerazione preventiva.