Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

La grande rivale di Roma dopo Cleopatra e Boadicea. Una regina guerriera assolutamente fuori dagli schemi del suo tempo che, con enorme teatralità e sapienza diplomatica, provò a sovvertire il potere romano in Medio oriente e soprattutto in Egitto. Questa fu Zenobia (240 - 275 d.C.), regina di Palmira, che tentò di ritagliare per se stessa e la sua città uno spazio politico e militare sfruttando la rivalità tra Roma e l'Impero sasanide.

Un tentativo che culminò con la conquista dell'Egitto, grazie all'astuzia e alle brillanti tattiche del suo generale Zabdas, e che poi naufragò sotto il rullo inarrestabile delle legioni romane che misero sotto assedio Palmira e poi la condussero, in catene d'oro, in trionfo a Roma.

È questa vicenda che dà il destro al nuovo romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi che proprio dalla regina prende il titolo: Zenobia (Mondadori, pagg. 344, euro 21). Manfredi che dopo una vita da archeologo ha vergato una serie di titoli amatissimi dal pubblico - basti pensare a Lo scudo di Talos o Teutoburgo - questa volta porta il lettore verso la Siria e la città di Palmira, che fu uno dei luoghi più magici e strani dell'antichità. Palmira, chiamata la sposa del deserto, era diventata in epoca romana un centro commerciale fondamentale. Posta in una oasi a 240 km a nord-est di Damasco e 200 km a sud-ovest della città di Deir ez-Zor, a partire dall'epoca Seleucide si era evoluta come un'entità autonoma che fioriva a partire dal commercio carovaniero. I Romani quando conquistarono la regione iniziarono a metterne in discussione lo status. Annessa all'epoca di Nerone, la città divenne via via più ricca e uno snodo fondamentale dei commerci che si spingevano sino all'India e alla Cina. Nel 129 d.C. Adriano la dichiarò città libera. Poi la città finì inevitabilmente presa in mezzo nello scontro tra Romani e Sasanidi. Nel conflitto si inserì Odenato, originario di Palmira ma con cittadinanza romana. Nel 260, dopo che Valeriano fu sconfitto a Edessa e venne catturato, Odenato intervenne in aiuto dei Romani e inseguì sino a Ctesifonte l'esercito sasanide riuscendo a procurare notevoli perdite al nemico. Dopo che Odenato, durante la ribellione dei Macriani nel 261, sconfisse e uccise il generale Callisto, Gallieno, figlio di Valeriano, gli conferì il titolo di Dux Romanorum e "Corrector totius Orientis". Poi i romani, pur grati, si misero a cercare di limitare l'autonomia di Odenato. Odenato si piegò ma non la sua giovane e ambiziosa moglie, Zenobia, che voleva per sé e il suo giovane figlio Vaballato un vero potere. Zenobia fece uccidere Odenato e prese il potere nel nome del figlio. E iniziò a ordire un piano per ribellarsi ai romani.