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Teheran aggredisce tutte le democrazie. Ma c'è chi tifa per Hamas e Maduro

Nel silenzio, o nel tono basso della solidarietà, nell'inazione salvo gruppi di bravi come ieri a Roma, per il popolo iraniano in queste ore c'è qualcosa di sinistro. Come ha scritto Abe Greenwald su Commentary, non si vede solo indifferenza per la grande battaglia per i diritti umani, ma un fiancheggiamento dei poteri antiliberali: si vede nelle strade, dove si prepara a Lodi una manifestazione per Hannoun, per Hamas, addirittura per Maduro, si vuole votare per lo Stato palestinese alla regione toscana, si prepara un'altra Flottilla. L'attivismo umanitario sostiene gli oppressori e non gli oppressi. Mentre si scrive contro Trump in abbondanza, pochissimo si sostiene la lotta contro il peggiore di tutti i regimi del mondo, quello iraniano che aggredisce non solo i suoi, ma tutte le democrazie. Come nel 1979 si tifava per Khomeini, ora si tiene per Mamdani e per Maduro. Viene da pensare che il mondo di fronte al fuoco che ormai divampa nelle maggior parte delle città iraniane, viva una sorta di ipnosi collettiva, in cui non si vede che l'orribile piramide di potere degli ayatollah sta per crollare, la realtà non riesce a travalicare il rigurgito delle vecchie teorie anticapitaliste e antimperialiste, si dimentica la sofferenza e la persecuzione della gente e l'aggressione internazionale che ha creato esplosioni e fatto morti innocenti in tutto il mondo per iniziativa degli iraniani e degli Hezbollah.