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Il raid preoccupa gli alleati arabi. L'ayatollah dovrebbe rinunciare a nucleare, missili a lunga gittata e sostegno ai proxy, mettendo fine all'influenza iraniana in Medioriente
O l'accordo o l'attacco. Ma l'aut aut all'Iran delineato da Donald Trump con il solito post su Truth non è di facile realizzazione. Colpire e decapitare Teheran è tanto difficile quanto piegarla alla propria volontà. E questo per ragioni legate non solo all'assetto di potere iraniano, ma anche alla politica Usa e alle conseguenze di mossa azzardata nei rapporti con gli alleati arabi.
Ma partiamo dall'ipotesi di un intervento armato, considerata in queste ore l'opzione più probabile. Da lunedì la portaerei Abraham Lincoln è nel Golfo scortata da tre navi dotate di missili Tomahawk e pronta all'azione. Nelle altre basi mediorientali sono atterrati una dozzina di F15 Eagles pronti a unirsi agli F35 della Lincoln. E nei principali avamposti Usa della regione sono state piazzate batterie di missili antiaerei Thread e Patriot per prevenire una risposta missilistica iraniana. Quest'"imponente armada" fa però i conti con intrecci politici e strategici che rischiano di rendere assai complesso l'intervento armato. Donald Trump e il Pentagono devono vedersela non solo con l'aperta contrarietà degli alleati arabi, ma anche con i dubbi di un elettorato "maga" rappresentato alla Casa Bianca dal vice presidente JD Vance.






