TREVISO - «Tenere un negozio sfitto non è una decisione che viene presa a cuor leggero, ma una conseguenza di vari fattori. A cominciare dall’investimento fatto. Comunque sono ben lieto di aderire al tavolo di confronto che il sindaco ha intenzione di convocare, solo così si possono trovare le soluzioni migliori». Enrico Barcé parla con cognizione di causa. Da imprenditore gestisce alcuni immobili commerciali in Calmaggiore e in altri punti del centro storico. Uno dei pezzi pregiati è il grande locale proprio di Calmaggiore che un tempo ospitava la libreria Canova, poi ha accolto Sephora prima del trasloco in piazza dei Signori. E adesso attende una nuova destinazione: «Non rimarrà chiuso a lungo, abbiamo già chiuso il contratto per affittarlo a un grosso brend dell’abbigliamento di respiro mondiale - dice - l’apertura è prevista tra marzo e aprile, giusto il tempo di sistemare gli spazi. Siamo soddisfatti. E lo siamo anche perché portiamo a Treviso un altro grandissimo marchio».

Al momento però nella sola Calmaggiore ci sono 8 vetrine spente su un totale di 48 negozi. E quando chiuderà anche “And” si spegnerà pure la nona. Non sono poche per la principale via del commercio cittadino. «Noi in questo conteggio non ci saremo più entro breve - precisa Barcé - ma il ragionamento da fare è un altro e lo facciamo noi che abbiamo sia la visuale del proprietario dell’immobile che dell’attività che ci lavora. Calmaggiore è una zona di grande passaggio quindi molto ambita dal punto di vista commerciale. E, a quanto ci risulta, dall’ultima primavera il passaggio di gente in città è anche aumentato. Entrare in queste zone significa fare importanti investimenti. Ovvio quindi che un imprenditore debba per forza di cose pensare a entrate che siano in linea con l’investimento fatto. Servono quindi attività commerciali all’altezza, che lavorino. E la scelta va fatta accuratamente perché, oggi, i contratti di affitti prevedono sei anni di accordo più altri sei di rinnovo: dodici anni. Legarsi per così tanto tempo a un’impresa che poi non rende è un grosso rischio. È un cane che si morde la coda. Per questo in tanti preferiscono aspettare, valutare bene le opzioni in attesa di trovare chi ha progetti validi e garantisce cifre almeno vicine a quelle che ci si aspetta».