“Tanto gentile e tanto onesta pare la Elly nostra quand’ella altrui saluta”. Questo è il noto sonetto dantesco mentre il Venerdì di Repubblica la mette così: Elly Schlein è troppo gentile per la destra fascistizzata e cafona. Così infatti è titolata la rubrica delle lettere di Natalia Aspesi, la quale concorda con un lettore che dice che solo Schlein “può fare la differenza”. Rispetto al volgo, ovvio, che vota Meloni o Salvini. Aspesi aggiunge che la destra vince “perché purtroppo sono in tanti, non è in grado di ragionare”.

Accusa non nuova. Ma è la virtù della gentilezza di Schlein a colpire in questa disamina che traccia nuovamente una separazione tra elettorato alto e elettorato basso. Non è una novità una certa avversione della giornalista verso Giorgia Meloni. Aspesi, acuta osservatrice del costume politico, quasi un’autorità in materia, aveva tra l’altro nel 2022 lanciato un assist alle femministe con quel suo monito alle donne: “Non votate Meloni perché ragiona al maschile”. All’epoca si incaricò Giampiero Mughini, sul Foglio, di demolire l’argomentazione. “Quel che la Meloni farà da (probabile) capo del governo non dipenderà nemmeno all’uno per cento dal suo esser donna. Dipenderà dall’accortezza con cui eserciterà un mestiere cui ha aspirato tutta la vita; quello di detenere il potere politico, quello di promettere agli altri che lei ha di che migliorare la loro condizione al mondo. Lo farà nei termini e alle condizioni che sono proprie all’Europa del Terzo millennio”.