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Dalla scorsa notte l'Iran è avvolto in un blackout totale di internet imposto dal regime. Una scelta politica, non tecnica, che impedisce al mondo di verificare in tempo reale ciò che accade nelle strade. Le informazioni disponibili parlano di circa 2.000 arresti, numerosi morti e feriti e di una repressione estremamente violenta delle proteste civili.
I pochi video confermati mostrano aggressioni contro manifestanti pacifici e arresti sommari, ma restituiscono solo una parte della brutalità in corso. "Spegnere internet è come spegnere gli occhi del mondo: così il regime può picchiare e arrestare senza testimoni" afferma l'analista di sicurezza internazionale iraniano Shahin Modares. "Il blackout permette alle forze di sicurezza di agire senza occhi addosso: arresti di massa, violenze indiscriminate, sparizioni temporanee. Quello che filtra all'estero è solo una minima parte della realtà. Le cifre sugli arresti vanno considerate per difetto: molti fermi non vengono registrati, soprattutto nelle periferie e nelle città più piccole, e chi viene arrestato può sparire per giorni o settimane senza notizie per la famiglia".






