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Da anni assistiamo a un meccanismo perverso: l'indignazione non nasce più dalla sofferenza reale delle persone, ma dall'identità ideologica del carnefice
Caro direttore Feltri, le scrivo da ragazzo di diciannove anni con l'interesse e la curiosità di capire il mondo e il dibattito pubblico che mi circonda. In questi giorni sono rimasto colpito dal silenzio e dal doppiopesismo che caratterizzano parte della sinistra italiana. Il regime di Khamenei, in pochissimo tempo, ha macchiato di sangue le strade di Teheran, causando la morte di circa 30mila civili. Eppure, di fronte a questa tragedia, non ho sentito una parola, una presa di posizione, una manifestazione da parte dei movimenti pro Pal, né da figure che solitamente si ergono a paladine dei diritti umani come Francesca Albanese. Da giovane cittadino faccio fatica a comprendere questo silenzio selettivo. Mi chiedo, inoltre, che cosa accadrebbe se Donald Trump decidesse di intervenire contro il regime iraniano? Quali argomentazioni, quali contorsioni ideologiche verrebbero elaborate per giustificare l'ennesima opposizione all'Occidente? La mia sensazione è che questi ambienti finiscano spesso per schierarsi dalla parte sbagliata: contro l'Occidente e a favore di regimi islamici che reprimono, uccidono e negano libertà fondamentali. Le confesso che, alla






