DA VEDERE. È un grande film l’iraniano “Un semplice incidente” di Jafar Panahi, uno di quei titoli che hanno segnato il 2025 e che merita di essere visto o rivisto. Girato clandestinamente a Teheran, racconta di un uomo che un giorno incrocia per caso – in seguito appunto a un semplice incidente – l’agente segreto che l’aveva sottoposto a violenza quando era in carcere e lo sequestra al fine di vendicarsi. Palma d’Oro al Festival di Cannes, il film si candida autorevolmente a vincere il premio Oscar quale miglior film straniero. Nei giorni scorsi Panahi è stato nuovamente condannato dal Tribunale di Teheran a un anno di prigione per “propaganda contro la Repubblica islamica”.

DA EVITARE. È un film elementare “Gioia mia”, esordio alla regia di Margherita Spampinato che sarebbe più indicato a una prima serata di Raiuno - al posto ad esempio di bislacche miniserie tipo “Se fossi te” con Laura Chiatti che diventa Marco Bocci e viceversa – che a una sala cinematografica. Descrive il rapporto che si crea in un’estate siciliana al mare tra l’irrequieto undicenne Nico e l’anziana religiosissima zia Gela. A parte i convincenti protagonisti Marco Fiore e Aurora Quattrocchi, “Gioia mia” è il tipico film italiano dall’andamento scontato fin dai primi minuti e inanella una serie di banali situazioni che invitano lo spettatore a sperare finisca presto; un po’ come quando il saccente Lele Adani e il resto dell’allegra - in quanto li pagano pure - compagnia cominciano a parlare e soprattutto straparlare a “La Domenica Sportiva”, ma almeno in quel caso hai il telecomando e puoi cambiare canale. “Gioia mia” dura soltanto 90 minuti, percepiti 150.