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9 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 12:11
Non solo Alberto Trentini. Gli italiani o italo-venezuelani con doppio passaporto detenuti in Venezuela restano 26, dopo la liberazione annunciata di Biagio Pilieri e Luigi Gasperin, dietro le sbarre a Caracas da più di un anno. La premier Giorgia Meloni, all’inizio della conferenza stampa, ha parlato del cooperante, precisando che il governo si occupa “quotidianamente” anche del suo caso e che ha mobilitato “tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence e non smetteremo fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio“. Dunque la sua liberazione non sembra al momento imminente, nonostante la cattura di Maduro da parte degli Stati Uniti abbia riacceso le speranze su una liberazione in tempi più brevi e la presidente ad interim Delcy Rodriguez abbia allentato le restrizioni carcerarie.
I connazionali nelle carceri venezuelani sono detenuti per motivi legati alla politica, all’attività professionale o all’espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro. Tra i casi più noti si segnalano Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino, arrestato con la famiglia il 2 agosto 2024. Rilasciati i familiari, lui è scomparso per settimane. Dopo la sparizione forzata, oggi è detenuto a El Rodeo I, quasi in stato di isolamento totale. Da oltre un anno in carcere anche Mario Burlò, imprenditore torinese, trattenuto secondo i familiari senza motivi chiari. Burlò sarebbe partito nel 2024 per andare in Venezuela per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, ma non è più tornato. “Non lo vedo dal novembre 2024. Mi aveva detto che sarebbe partito per il Venezuela”, ha detto la figlia in un’intervista al Corriere della Sera di Torino, affermando di averlo sentito solo a “ottobre scorso, dopo undici mesi senza alcun contatto”. La famiglia ha parlato di una chiamata “molto breve”. “Non ci siamo detti molto. Ovviamente la conversazione era controllata. Ne ho certezza, perché sentivo in sottofondo una voce che in spagnolo diceva: “Tres minutos, dos minutos, un minuto màs…”. Abbiamo parlato un po’ di cose nostre e di quanto ci mancavamo”, le parole riportate dal Corsera.














