Opere d’arte di valore milionario sarebbero state esportate dall’Italia senza le necessarie autorizzazioni. L’inchiesta della procura di Roma sulla scomparsa di preziosi capolavori collegati alla collezione Agnelli coinvolge nomi del calibro di Picasso, Monet, De Chirico e Modigliani.

Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico e magistrati stanno focalizzando l’attenzione anche sul ministero della Cultura. Gli investigatori stanno analizzando archivi dagli anni ’70 per ricostruire il percorso di almeno 35 opere d’arte, ipotizzando due possibili scenari: che i quadri siano usciti dall’Italia per negligenza nei controlli, oppure con la compiacenza di alcuni funzionari.

L’obiettivo dichiarato dei magistrati romani, l’aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio, è rintracciare i dipinti e riportarli in Italia. L’indagine si intreccia con la disputa ereditaria tra Margherita Agnelli e i figli John, Ginevra e Lapo Elkann. Margherita accusa i figli di aver sottratto parte dei beni spettanti per successione, comprese le opere d’arte.

Dopo la morte di Gianni Agnelli nel 2003, i beni immobiliari andarono in eredità alla moglie Marella Caracciolo. Le storiche dimore, come Villa Perosa, Villa Frescot a Torino e un appartamento di lusso a Roma, passarono in comodato d’uso al nipote John Elkann. Quando, nel 2019, Marella morì, Margherita Agnelli entrò in possesso delle case e denunciò «l’ammanco di beni di ingentissimo valore appartenenti al padre», tra cui molte opere d’arte. I figli sostengono invece che quei quadri siano stati donati loro dalla nonna.