L’ economia si sa è una scienza umana, cioè influenzata dai comportamenti degli uomini. E così, come noi, in una sorta di rito apotropaico, consideriamo ciò che accade nel primo giorno dell’anno come un segnale di come evolverà l’intero anno, anche i mercati guardano ai primi dati per vaticinare l’andamento dell’economia. I primi giorni del 2026 non possono fare a meno di stupirci.
Ma lo stupore non deriva da altro che dal pessimismo strutturale che ci caratterizza. In realtà, il trend si era già manifestato con evidenza nel 2025 in controtendenza rispetto al periodo storico che stiamo attraversando, caratterizzato da guerre dichiarate e conflitti di fatto. Tutti gli indicatori mostrano un convergente andamento positivo, ancor più evidente, se si guarda nell’orto dei vicini. Se analizziamo i dati di finanza pubblica, possiamo notare che finalmente siamo in grado di rispettare i parametri europei relativi al deficit, tant’è vero che Bruxelles ha deciso di chiudere la procedura di infrazione che ci riguarda. Non solo.
Le scelte che impone la spesa per la difesa
Se ci sono state lamentele per il fatto che la legge finanziaria spenda troppo poco, non si può tuttavia nascondere il fatto che le entrate stiano crescendo in modo significativo: fenomeno che consentirà di realizzare, nel corso dell’anno appena iniziato, una seria politica di riduzione delle tasse, indispensabile per il rilancio dell’economia e per l’incremento del potere di acquisto delle persone. In sostanza, oggi gli italiani possono nutrire maggiore fiducia nei confronti del futuro.








