Con l’Intelligenza artificiale l’attività predittiva ha fatto un gran balzo in avanti. E i mercati finanziari ne sono diventati uno dei più grandi consumatori. Poter sbirciare nel futuro può evitare di perdere miliardi e magari farne guadagnare molti. Allora, forse, vale la pena domandarsi cosa gli stessi mercati stiano predicendo non per domani, quando le Borse riapriranno, ma per i prossimi tre mesi, sei mesi o per il prossimo anno.

Nel caso del petrolio e del gas, una risposta a questa domanda può arrivare osservando il prezzo dei “futures”, i contratti che scambiano petrolio e gas a un prezzo fissato oggi ma con il prodotto consegnato a una certa data nel futuro. La gran parte della serie di contratti Brent con scadenza 2027, ha riportato una recente analisi di Reuters, scambia ancora sotto i 70 dollari al barile, segnale che i mercati non stanno ancora prezzando un cambiamento strutturale nell’offerta di lungo periodo. Per chi compra e vende futures sul petrolio, insomma, la crisi iraniana è destinata a risolversi in tempi non lunghissimi.

Se gli operatori temessero davvero una guerra regionale lunga e un blocco prolungato dello stretto di Hormuz, la curva dei “futures” sarebbe molto più ripida anche nelle scadenze a sei o dodici mesi. Ma così non è. Quello che sta avvenendo nel mercato del petrolio, sta accadendo anche in quello del gas.