Predire il futuro? Non un esercizio da soli maghi o cartomanti. Almeno, non quando a dirigere sul podio c’è l’Intelligenza artificiale (Ia) e lo spartito è quello delle politiche monetarie. Lo dimostra uno studio di Ubs, che ha sviluppato un sofisticato indice di sentiment analizzando le comunicazioni pubbliche di tre grandi banche centrali: Federal Reserve, Bce e Bank of Japan (BoJ). Così, ad esempio - tra il 2000 e il 2025 -, l’indicatore della Fed ha sempre anticipato le decisioni sui tassi. In particolare, nel periodo post-Covid l’indice ha previsto - e azzeccato - la mossa su Fed Funds con un tempo di circa 7 mesi prima.
Costruire l’indice
Già, anticipare. Ma, in concreto, la banca d’affari svizzera come ha costruito l’indice? Affidandosi all’(Ia), per l’appunto. Il sistema ha passato al setaccio oltre 25 anni di dichiarazioni ufficiali: dai discorsi dei presidenti alle parole dei membri votanti, fino agli interventi di alti funzionari. Nulla è stato escluso. Il modello ha esaminato conferenze stampa, audizioni parlamentari, interviste, blog e persino social media: un universo testuale vastissimo e impossibile da processare manualmente.
Il vero punto di forza, però, è che il modello di Artificial intellicence (Ai) non si è limitato a contare parole chiave, ma ha interpretato tono e contesto. Ad ogni frase è stato assegnato un punteggio su una scala che va da “dovish” (accomodante, quindi favorevole a tassi bassi o tagli) a “hawkish” (restrittivo, orientato a tassi più alti per contrastare l’inflazione). Non solo. L’algoritmo è riuscito a cogliere le stesse sfumature. Cioè: distinguere tra “l’inflazione scende” e “l’inflazione resta alta”, pur contenendo entrambe la parola “inflazione”. La prima è stata classificata come tono morbido, la seconda come tono aggressivo. Una raffinatezza interpretativa impossibile per i vecchi modelli basati su dizionari rigidi.






