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Ultimo aggiornamento: 13:22

C’è chi da Sulmona, in Abruzzo, rischia di essere spostato a Matera, quasi 400 chilometri di distanza. Altri potrebbero essere trasferiti da Campobasso a Napoli. Sempre nella città dei Sassi potrebbe finire un gruppo di lavoratori che oggi è in servizio a Potenza, quasi 100 chilometri più lontano dall’attuale sede, anche se l’intenzione iniziale era portarli a Bari. Da quando Enel ha bandito il nuovo appalto per le attività di call center e back office, è partita un’operazione – da parte dell’aggiudicataria Accenture – che potremmo definire un caso di ingegneria dell’esubero: una serie di trasferimenti che sembrano più orientati a un licenziamento di fatto che a una riorganizzazione delle sedi di lavoro. Anche perché è del tutto implausibile che le persone coinvolte – per il momento 400, ma potrebbero diventare migliaia – accettino di stravolgere la propria vita e il proprio equilibrio famigliare per mantenere un posto che non prevede certo salari particolarmente ricchi.

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Per il momento, la manovra è stata fermata dalle proteste dei sindacati. Il 9 gennaio ci sarà uno sciopero dei call center Enel organizzato dalle tre sigle delle telecomunicazioni: Slc Cgil, Fistel Cisl e UilCom. Gli interessati sono gli operatori che svolgono attività di customer care per conto di Enel, colosso dell’energia partecipato dal ministero dell’Economia. E, come al solito, non è sufficiente la proprietà pubblica della committenza per assicurare del tutto le tutele ai lavoratori in appalto. Parliamo, va ricordato, di un settore in profonda crisi e trasformazione, per via dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, con i chatbot che sostituiscono sempre più gli addetti umani in alcune delle attività richieste. Il bando prevedeva già di base esuberi per 1.500 lavoratori; tuttavia, la clausola premiava l’impresa che proponeva un piano di ricollocamento di questi lavoratori all’interno del perimetro aziendale, magari assegnandoli ad altre commesse.