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Ultimo aggiornamento: 16:24
Dodici giorni di sciopero per dire no a una procedura di trasferimento coatto. Trentadue persone da spostare fino a 200 chilometri da casa per risparmiare il 15% di costi logistici hanno innescato una lotta operaia a Taranto, una delle città che di lavoro ha più bisogno e dove il governo da anni promette di incentivare la diversificazione degli insediamenti industriali per compensare la crisi dell’ex Ilva.
Nella sede pugliese della Vestas Italia non si lavora dal 14 gennaio, una settimana dopo la comunicazione inviata dalla multinazionale danese dell’eolico alle organizzazioni sindacali per comunicare che 32 dipendenti – 16 del magazzino e altrettanti addetti alla riparazione delle pale – dovranno trasferirsi a San Nicola di Melfi e Pisticci se vorranno mantenere il loro posto di lavoro.
Una spia di allarme secondo Fiom e Uilm, che temono si tratti di una procedura apripista per ulteriori e più corposi spostamenti dalla sede di Taranto, dove operano 120 impiegati e altre decine di operai del service e delle manutenzioni degli impianti on-shore. “Esiste un precedente – ricorda Davide Sperti, segretario generale della Uilm Taranto – Nel 2013 Vestas Nacelles, che contava 127 dipendenti, venne delocalizzata in Spagna di punto in bianco”.






