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Ultimo aggiornamento: 11:48
La paura di una vendita che rischia di diventare uno smembramento, con l’ipotesi di 5.000 esuberi e uno scenario legato più all’ambito finanziario che industriale. E intanto il tergiversare del governo, nonostante i continui inviti a un intervento diretto per garantire la transizione e l’occupazione. Così, alla fine, i lavoratori dell’Ilva si fermano. Gli operai sono in sciopero per 24 ore in tutti i siti del gruppo per richiamare l’attenzione sulla vertenza che riguarda 10.700 occupati diretti, oltre 1.500 di Ilva in As e 6mila dell’indotto.
La mobilitazione è stata confermata nonostante la convocazione di un vertice per il 28 ottobre prossimo a Palazzo Chigi. A Taranto, sfidando il maltempo, è partito un corteo di lavoratori e sindacati dalla fabbrica per raggiungere Palazzo di città, dove si terrà un sit-in e verrà consegnato un documento al sindaco Piero Bitetti. La convocazione a Palazzo Chigi, hanno spiegato Fim, Fiom e Uilm, è “un primo importante risultato ottenuto con la mobilitazione e le assemblee che si sono tenute in tutti i siti del gruppo con la partecipazione dei lavoratori di Adi, Ilva As e dell’indotto” ma “restano confermate tutte le ragioni dello sciopero”.








