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Ultimo aggiornamento: 11:55

Le rassicurazioni non convincono, quindi la lotta riprende. Visibile e fragorosa, come già era avvenuto dopo la conferma del “piano di chiusura” da parte del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Gli operai dell’ex Ilva di Genova tornano a manifestare perché – sostengono – le promesse di Adolfo Urso non bastano, servono i fatti. Insomma, è necessario che il reparto zincatura continui a lavorare come quello della latta, l’unico sul quale al momento il governo garantisce.

Fino a quel momento, i lavoratori non sembrano avere intenzione di fermarsi. Dopo l’assemblea di lunedì mattina, come nelle proteste del 19 e 20 novembre, hanno montato le tende e bloccato il traffico a Cornigliano, dove si trova lo stabilimento siderurgico: “Restiamo qui in attesa che dai commissari e dal ministro arrivino le 200mila tonnellate di zincato tolte”, ha avvisato il sindacalista Fiom Armando Palombo. “Non ci sarà nessun aumento della cassa, dovremmo stare 4 mesi senza fare niente – ha aggiunto – A un 50enne prospettare uno scenario così non è bello, prima che ci prendano per eutanasia noi ci attiviamo”.

L’incontro di venerdì a Roma con il ministro, al quale non hanno partecipato le segreterie nazionali, è ritenuto “del tutto insoddisfacente” da Antonio Apa, coordinatore Uilm Liguria. “Non abbiamo avuto riposte di nessun tipo, soprattutto non c’è stata data nessuna rassicurazione né industriale né occupazionale – ha detto ancora – Continueranno le manifestazioni se il governo non riprenderà il confronto con i tre segretari generali, ovviamente ritirando il piano di chiusura della siderurgia”. Per il leader regionale dei metalmeccanici Uil, le rassicurazioni di Urso “non ci convincono” e ritiene che “abbia fallito sulla cessione”.