Proseguirà almeno fino al 3 febbraio lo sciopero dei lavoratori di Vestas Italia, a Taranto, dove i dipendenti protestano senza sosta dal 13 gennaio scorso. Non accettano il trasferimento di 33 persone a circa 200 chilometri di distanza, a San Nicola di Melfi, in Basilicata. Una scelta che i sindacati denunciano come «licenziamento mascherato». La società, che fa capo alla multinazionale danese che costruisce pale eoliche, e occupa il 60% del mercato italiano, ha comunicato la decisione via pec e giustifica il provvedimento con una riorganizzazione logistica.
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I sindacati denunciano la scarsa comunicazione dell’azienda, che ha rifiutato di congelare il trasferimento e di sedersi al tavolo. Il provvedimento riguarda soltanto le attività di magazzino e non le operazioni di Vestas Blades, che costruisce le pale eoliche e che dà lavoro a circa 1600 persone. Il rischio però secondo i sindacati va oltre i 33 posti di lavoro del magazzino. «Questa decisione – – dice Vincenzo Maranó, segretario della Uilm Taranto – rappresenta l’inizio di una delocalizzazione progressiva e potenzialmente totale del polo tarantino». La preoccupazione in particolare è che dopo il magazzino possano essere spostati anche gli uffici amministrativi e tecnici, con una redistribuzione del personale nei 31 punti di assistenza che Vestas ha sul territorio nazionale.






