Roma, 8 gen. (askanews) – Nel 2026 il principale fattore di instabilità globale potrebbe non essere uno scontro diretto tra grandi potenze, ma la trasformazione interna degli Stati uniti e il conseguente indebolimento dell’ordine internazionale costruito attorno a Washington. E’ quanto emerge dal rapporto “Top Risks 2026” di Eurasia Group, che individua nell’evoluzione della politica americana il rischio sistemico numero uno per l’economia e la sicurezza globale.

“Il 2026 è un anno di svolta”, afferma il presidente di Eurasia Group Ian Bremmer. “La più grande fonte di instabilità globale non sarà la Cina, la Russia, l’Iran o i circa 60 conflitti che bruciano in tutto il pianeta, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale. Saranno gli Stati Uniti”.

Secondo Bremmer, il filo conduttore del rapporto è il fatto che “il paese più potente del mondo, lo stesso che ha costruito e guidato l’ordine globale del dopoguerra, sta ora attivamente smantellando quell’ordine”, sotto la guida di “un presidente più determinato e più capace di rimodellare il ruolo dell’America nel mondo di chiunque altro nella storia moderna”.

Il rapporto indica che gli sviluppi più recenti offrono già un’anticipazione concreta di questo nuovo corso. “Lo scorso fine settimana ha offerto un’anteprima”, osserva Bremmer, ricordando che dopo mesi di pressione crescente, fatta di sanzioni, di un massiccio dispiegamento navale e di un blocco totale del petrolio, “le forze speciali statunitensi hanno catturato il leader venezuelano Nicolas Maduro a Caracas e lo hanno trasferito a New York per affrontare accuse penali”.