La tempistica è del tutto casuale, perché il piano era in discussione da mesi. Ma di certo colpisce che l’Ocse abbia annunciato l’atteso via libera all’accordo che concretizza l’esenzione delle multinazionali statunitensi dalla tassa minima globale del 15% lunedì 5 gennaio, subito dopo l’incredibile fine settimana del blitz delle forze Usa in Venezuela e dell’ufficializzazione delle mire dell’amministrazione Trump sulla Groenlandia. L’organizzazione parigina ha cercato di presentarlo come un successo: il segretario generale Mathias Cormann – ex ministro delle Finanze australiano di area conservatrice il cui mandato la scorsa estate è stato rinnovato per altri cinque anni con il sostegno di Washington – ha parlato di “decisione storica nella cooperazione fiscale internazionale” sostenendo che “rafforza la certezza del diritto, riduce la complessità e tutela le basi imponibili”. Per l’economista Gabriel Zucman, direttore dell’Eu Tax Observatory, si tratta al contrario di una “resa patetica“, che dimostra come “i nostri leader non abbiano alcun impegno nei confronti del principio di una tassa minima comune” e “preferiscano giocare al gioco di Trump e piegarsi agli interessi dei grandi capitali, di cui lui è un difensore così efficace”.
Tassa minima globale: esenzione USA e critiche di Zucman sulla "resa patetica"
L'OCSE approva l'esenzione delle multinazionali americane dalla tassa minima del 15%, scatenando dure critiche degli esperti fiscali











