Crans-Montana, 7 gen. (askanews) – Non venivano effettuati controlli nel locale Le Constellation dal 2020. Lo ha ammesso l’amministrazione comunale di Crans-Montana, teatro della strage di Capodanno di ragazzi e ragazze: 40 i morti, fra cui sei italiani, e 116 feriti. È solo una delle tante ombre sulla sicurezza del locale che stanno emergendo, dalla porta di emergenza chiusa alle scale di uscita rimpicciolite. I due gestori, indagati a piede libero, hanno parlato pubblicamente per la prima volta attraverso un comunicato dei loro legali inviato all’Afp.

“Siamo devastati e sopraffatti dal dolore, pensiamo costantemente alle vittime, ai loro parenti”, “a chi combatte per la vita”, scrivono, “confidiamo che gli inquirenti facciano piena luce sulla vicenda”, e poi assicurano la loro “completa collaborazione”, “non cercheremo in alcun modo di sottrarci”, dicono Jacques Moretti e Jessica Maric.

Intanto alcuni parenti delle vittime hanno cominciato ad affidarsi a dei legali per avere chiarezza su quanto successo ai loro figli e alle loro figlie. L’avvocato Sébastien Fanti, rappresenta quattro famiglie di vittime con gravi ustioni. “Le persone sono furibonde”, dice, “queste famiglie vogliono vedere quelle persone dietro le sbarre”, e definisce il Comune “indifendibile”.