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Ultimo aggiornamento: 7:40

Ormai è accertato: le mosse imperiali della Casa Bianca sono ispirate dagli sceneggiatori di Hollywood in veste di strateghi. Difatti il colpo di mano in Venezuela del 3 gennaio scorso non è altro che il remake del blockbuster 1997 Air Force One, con il gigionesco Donald Trump nella parte di Harrison Ford.

Se ricordate, il film di Wolfgang Peterson inizia con un contingente dei corpi speciali che atterra da un elicottero sulla residenza del leader “canaglia” del Kazakistan generale Ivan Radek, lo cattura in un batter d’occhio, lo ammanetta e se lo porta via. Se cambiamo il nome del sequestrato e la location, lo script è sempre lo stesso. Soltanto che il lieto fine della vicenda – per “i buoni a stelle-e-strisce” – è assicurato solo nella versione cinematografica, mentre in quella reale è ancora tutto da appurare.

Basti ricordare la fine ignominiosa della vicenda vietnamita, oggetto del trionfalistico “Berretti Verdi” del John Wayne annata 1968; capostipite di queste operazioni speciali congiunte, propaganda e azione, schermo e campo di battaglia, cui hanno fatto seguito altre vicende finite a mal partito in Iraq (“Green Zone”) e Afghanistan (“Rambo 3”). Ma sarebbe troppo sperare che questi precedenti possano far rinsavire almeno i nostrani Nando Moriconi alias Santi Baylor – vulgo, “americani a Roma” all’Alberto Sordi – incarnati nel macchiettistico Tommaso Cerno che lo stesso giorno, ospite a Quarta Repubblica Mediaset del compare american dreaming Nicola Porro, confonde il presidente Nicolàs Maduro con un piatto di maccheroni da distruggere: “per me è una giornata bellissima, questa azione dell’America, questo ritorno dell’Occidente in un mondo in cui l’Occidente è calpestato da se stesso, c’è da fare strategicamente gli interessi dell’Occidente”.