Dopo l'arresto di Nicolás Maduro, il Venezuela rimarrà sotto il controllo degli Stati Uniti. Questo è stato il messaggio al centro della prima conferenza stampa organizzata da Donald Trump nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, dopo l'offensiva lanciata dalle forze statunitensi contro vari obiettivi militari del paese latinoamericano nella notte tra venerdì e sabato mattina.Nel briefing, il presidente americano ha sottolineato che la sua amministrazione non permetterà a una figura “che non ha a cuore il bene del popolo venezuelano” di prendere il controllo del paese. “Non permetteremo che accada”, ha affermato. “Governeremo il paese fino a quando non potremo effettuare una transizione sicura, adeguata e giudiziosa”. Trump ha aggiunto che a guidare di fatto il Venezuela saranno alti funzionari statunitensi, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Difesa Pete Hegseth.Le reazioni dell'opposizione venezuelanaNel frattempo, María Corina Machado, leader dell'opposizione a Maduro e vincitrice dell'ultimo premio Nobel per la Pace, ha diffuso una dichiarazione in cui sottolinea che ad assumere immediatamente la presidenza del Venezuela dovrebbe essere Edmundo González Urrutia, il politico che secondo la comunità internazionale ha vinto le elezioni presidenziali del 2024, che Maduro è ampiamente accusato di aver truccato."Questo è il momento dei cittadini. Di quelli di noi che hanno rischiato tutto per la democrazia il 28 luglio [2024, data delle ultime presidenziali venezuelane, ndr]. Di quelli di noi che hanno eletto Edmundo González Urrutia come legittimo presidente del Venezuela, che deve assumere immediatamente il suo mandato costituzionale ed essere riconosciuto come comandante in capo delle forze armate nazionali da tutti gli ufficiali e i soldati che ne fanno parte. Oggi siamo pronti a far rispettare il nostro mandato e a prendere il potere", si legge nella dichiarazione di Machado.Il messaggio è stato ripubblicato dallo stesso González Urrutia, che ha lanciato un appello diretto alla popolazione venezuelana: “Venezuelani, queste sono ore decisive. Sappiate che siamo pronti per la grande operazione di ricostruzione della nostra nazione”.Lo stato del settore petrolifero del VenezuelaTrump però sembra avere altre idee. Durante la conferenza stampa di sabato, ha dichiarato che la sua amministrazione ha in programma di ricostruire le infrastrutture petrolifere venezuelane e recuperare il petrolio che, secondo il presidente, sarebbe stato “rubato” agli Stati Uniti diversi decenni fa.“Il Venezuela ha sequestrato e venduto unilateralmente petrolio americano, beni americani e piattaforme americane, facendoci perdere miliardi e miliardi di dollari”, ha detto il presidente americano. “Chiederemo alle nostre grandi compagnie petrolifere, le più grandi al mondo, di investire miliardi di dollari per riparare le infrastrutture gravemente danneggiate [...] e iniziare a fare soldi per il paese”.Le parole di Trump si riferiscono principalmente al processo di espropriazione attuato dal governo venezuelano nel 2007, durante la presidenza di Hugo Chávez, quando numerose aziende straniere in diversi settori – in particolare energia, petrolio e gas – furono nazionalizzate.In realtà, la decisione ha ostacolato lo sviluppo dell'industria petrolifera locale, nonostante il grande potenziale del settore. Il Venezuela possiede infatti le più grandi riserve di greggio al mondo, stimate in oltre 300 miliardi di barili ancora da estrarre. Una parte significativa di questo petrolio si trova però in giacimenti offshore o in profondi depositi sotterranei, ed è costituito da greggio pesante ed extrapesante, un aspetto che rende l'estrazione tecnicamente complessa e particolarmente costosa per le aziende statali.Attualmente, il paese produce circa un milione di barili al giorno, una cifra molto inferiore ai quasi 3,5 milioni raggiunti alla fine degli anni '90, quando il Venezuela era tra i principali produttori mondiali.L'arresto di Maduro e la dottrina DonroeSempre durante la conferenza stampa di sabato, il Capo di stato maggiore statunitense Dan Caine ha spiegato che la missione per catturare Maduro è stata ribattezzata Absolute resolve. L'operazione ha comportato il dispiegamento di oltre 150 velivoli decollati da 20 tra basi terrestri e marittime. Caine l'ha descritta come “discreta, precisa e condotta nelle ore più buie del 2 gennaio; è stata il culmine di mesi di pianificazione e prove”.Trump ha aggiunto che l'esercito statunitense è pronto a lanciare un secondo e più esteso attacco, pur riconoscendo che la missione iniziale "ha avuto così tanto successo che probabilmente non ne sarà necessaria una seconda, ma siamo pronti per una seconda ondata”.Il presidente ha anche detto che Maduro, che al momento è detenuto con la moglie a New York in attesa di processo, era a “capo di una rete criminale responsabile del traffico di enormi quantità di droghe illegali negli Stati Uniti” e che le sue azioni rappresentavano “una grave violazione dei principi della politica estera americana, risalenti a più di due secoli fa, fino alla dottrina Monroe. Ora la chiamano dottrina Donroe”.Un vigile del fuoco venezuelano passa accanto a un veicolo militare in fiamme nella base aerea di La Carlota, a Caracas, il 3 gennaio 2026, dopo l'attacco statunitense