Quando ha visto i genitori dei ragazzi di Crans-Montana Giovanni Galli, l’ex portiere di Fiorentina, Milan e Napoli, campione del mondo nel 1982, avrebbe voluto correre da loro. «Mi sono chiesto perché non vado a incontrarli? Per abbracciarli, per spiegare loro di condividere il peso di questo dolore, da soli è molto più dura. Poi ho pensato che non era ancora il momento. Ma un giorno mi piacerebbe farlo». Suo figlio Niccolò, promessa del Bologna, è morto a causa di un incidente in motorino il 9 febbraio del 2001, 25 anni fa. Doveva ancora compiere 18 anni, stava tornando a casa dall’allenamento, in motorino da Casteldebole. Un futuro da campione davanti.
Galli, Bologna ha perduto Giovanni Tamburi nel rogo di Crans-Montana. Lei dall’inferno della morte di un figlio ci è passato. Che cosa l’ha aiutata?
«Non ho nessuna ricetta, se l’avessi altroché l’invenzione della penicillina. A me è servito avere delle certezze. Le mie sono state la famiglia e la fede, mi hanno confortato».
Che consiglio si sente di dare a quei padri?
«A me è mancato piangere, volevo essere la roccia della famiglia, avevo altre due figlie. Mi è mancato il coraggio di condividere il dolore con le ragazze nel quotidiano. E non mi ha fatto bene, bisogna dare spazio a quelle emozioni. Non ho nemmeno cercato sostegno psicologico e non so se ho fatto bene».














