Ci sono momenti in cui le parole sembrano non bastare, in cui l’inchiostro sulla carta appare troppo leggero per sostenere il peso di un dolore che ha scosso le fondamenta della nostra scuola.

Le pagine dei giornali hanno già scritto molto, forse troppo. Hanno riportato date e ricostruzioni con la freddezza di chi osserva da lontano. Ma per chi vive tra le mura del Liceo Righi, Giovanni non è un nome in un titolo di cronaca. È un compagno, un amico, un alunno, un’anima che continua a respirare nei corridoi e nei pensieri di chi ha condiviso con lui la strada.

Questo testo nasce per testimoniare chi è stato Giovanni e come la comunità del Righi e i righini hanno scelto di onorarlo, affinché il ricordo rimanga impresso tra queste mura, lontano dai riflettori.

Il dolore si è trasformato da subito in un gesto d'amore silenzioso. Entrando nella sua aula, lo sguardo cade inevitabilmente sul suo banco: quel posto non è rimasto vuoto, ma è stato custodito con una devozione commovente e coperto di rose bianche. È un onore silenzioso, un modo per dirgli che il suo spazio nella nostra vita è intoccabile. Ogni petalo dice che il suo posto è ancora lì, nel cuore pulsante delle lezioni, come se la bellezza di un fiore potesse colmare il vuoto lasciato dal destino. Un silenzio che si è esteso a tutta la città quando, per un minuto, ogni scuola di Bologna si è fermata su invito del Sindaco. Un istante sospeso, un respiro collettivo per rendere omaggio a una vita spezzata troppo presto.