Itradizionali poster 6x3, quelli su cui puntavano le campagne politiche prima dell'esplosione dei social, irrompono nella campagna referendaria, aprendo la prima polemica del nuovo anno.

In tutte le stazioni italiane sono infatti comparsi cartelloni di queste dimensioni promossi dal Comitato del No dell'Anm, in cui si afferma che la riforma Nordio porterà alla subordinazione delle toghe alla politica. Una tesi che ha fatto infuriare tutti i Comitati per il sì, per i quali si tratta di una affermazione falsa, accusa respinta dai committenti dei poster, che invece spiegano le ragioni delle loro affermazioni.

"Vorresti giudici che dipendono dalla politica?" si legge sui poster del Comitato "Giusto dire No"; alla domanda risponde una giovane donna che issa un cartello con su scritto un grande "No". "Con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati", si legge ancora più in basso nel poster, che si chiude con un "Al referendum, vota no". Forse colti dall'anticipo dell'inizio della campagna da parte del fronte del No e con uno strumento efficace in un periodo di grandi spostamenti delle persone, i sostenitori del Sì hanno levato la loro voce di protesta, sostenendo che l'affermazione del poster è falsa. Le critiche sono giunte dal comitato Giustizia Sì, da Domenico Caiazza, presidente del Comitato Si Separa, che parla di manifesto "truffaldino e vergognoso", dal prof. Nicolò Zanon, presidente del Comitato Nazionale Sì Riforma. La legge Nordio non prevede alcuna subordinazione delle toghe alla politica, sottolineano in coro, ed anzi la riforma conferma l'attuale articolo della Costituzione, il 104, che prevede l'indipendenza della magistratura. Ed anche diversi parlamentari del centrodestra, come i forzisti Enrico Costa, Pietro Pittalis e Giorgio Mulè, parlano di "bugie" o "menzogne".