Donald Trump torna a minacciare l'annessione della Groenlandia e l'Europa, questa volta, trema.

Il blitz in Venezuela è fresco, campeggia ancora sulle prime pagine dei giornali ma il presidente Usa non si accontenta, rivanga la storia della "sicurezza nazionale", denunciando la presenza di navi "cinesi e russe" intorno all'isola dei ghiacci perenni e dell'incapacità della Danimarca di saperla difendere. Fregandosene, evidentemente, che faccia parte della Nato. Ecco perché l'Europa trema: se il tycoon passerà dalle parole ai fatti, l'Alleanza Atlantica si trasformerà in un romantico ricordo.

A parlare chiaro, molto più chiaro del solito, è state la premier danese Mette Fredriksen. "Ci aspettiamo chiaramente che tutti, e in particolare i nostri alleati, rispettino i confini nazionali esistenti: non accetteremo una situazione in cui noi e la Groenlandia veniamo minacciati in questo modo", ha dichiarato nel corso di un'intervista televisiva, rigettando al contempo la tesi secondo cui la sicurezza in Groenlandia non venga presa seriamente. "Voglio anche chiarire che, se gli Stati Uniti decidono di attaccare militarmente un altro Paese della Nato, allora tutto finisce, compresa la Nato e quindi la sicurezza che è stata garantita dalla fine della seconda guerra mondiale". È il cigno nero che nessuna cancelleria del Vecchio Mondo vuole davvero prendere in considerazione, lo spartiacque che sancirebbe il vero inizio di un nuovo (dis)ordine globale. Persino chi ha balbettato sull'intervento in Venezuela, con la rimozione di Maduro, quando si tratta della Groenlandia ha dovuto prendere posizione. È il caso del britannico Keir Starmer. "Io sono dalla parte di Frederiksen", ha dichiarato.