Milano, 5 gen. (askanews) – “Il Sangiovese è un vitigno da comprendere, non da domare. È estremamente sensibile e rende evidente ogni scelta fatta in vigna e in cantina, senza ammettere scorciatoie o furbizie”. A dirlo, nel libro “Si fa presto a dire Sangiovese” (Edizioni Ampelos) è il settantenne enologo senese Paolo Vagaggini, che da oltre quarant’anni opera come consulente, soprattutto in Toscana, lavorando in modo continuativo sui principali territori del Sangiovese, da Montalcino al Chianti Classico, da Montepulciano all’Orcia. Nel tempo ha affiancato numerose aziende, contribuendo alla definizione di stili produttivi legati più all’identità dei luoghi che a modelli predefiniti. In questo suo primo libro raccoglie in forma organica l’esperienza maturata su questo vitigno così importante per la nostra viticoltura, sintetizzando un lungo percorso professionale costruito sul lavoro in vigna e in cantina.

Il volume è un racconto tecnico e ragionato che segue il Sangiovese lungo tutto il suo ciclo: parte dalla valutazione dell’uva e dall’andamento dell’annata, affronta la fenologia e le scelte agronomiche, entra quindi nei processi di vinificazione, dalla fermentazione al ruolo dei lieviti, dalle tecni-che di estrazione alla gestione di fattori che incidono in modo determinante sul risultato finale. Da qui arriva agli effetti, alla percezione sensoriale e ai meccanismi che determinano ciò che si ritrova nel bicchiere, per poi ampliare lo sguardo su questioni come identità, sostenibilità e responsabilità del lavoro enologico. La narrazione procede su più livelli di lettura, alternando passaggi descrittivi ad approfondimenti tecnici, lasciando al lettore la possibilità di scegliere il grado di dettaglio con cui affrontare i singoli temi. Ne emerge un libro che non propone scorciatoie né modelli da imitare, ma strumenti per comprendere il Sangiovese nella sua complessità, restituendo una continuità netta tra vigna, cantina e vino.