Che ci fa un cammello in una calza? Se quest'ultima appartiene alla Befana, ci sta benissimo. E fa la gioia dei golosi di tutte le età che possono gustarlo in versione dolcetto che chiude in grande stile le feste. Un dolcetto speciale visto che non si trova in tutta Italia, insieme caramelle, torroncini, cioccolatini e tocchi di carbone stipati nelle calze che si donano in occasione dell'Epifania. Ma solletica le papille gustative in un preciso angolo del Buon Paese: a Varese e nei suoi dintorni (al massimo fino all'Alto Milanese e all'Alto Comasco). È qui che questo dolciume, praticamente sconosciuto altrove, viene realizzato solo per il sesto giorno del primo mese dell'anno. Con la pasta sfoglia cosparsa di zucchero perché diventa lucida e croccante.
L'origine
L'origine dei cammelli varesini vien fatta risalire al passaggio del Barbarossa nella città lombarda nel Medioevo. Secondo la leggenda le reliquie dei Re Magi furono rubate da Federico Barbarossa nella chiesa di Sant’Eustorgio a Milano. Quindi, nel loro cammino verso la Germania dove furono portate all’arcivescovo di Colonia, sostarono proprio a Varese. Da qui la tradizione pasticciera che per essere rispettata in tutto e per tutto deve far sì che gli ultimi tre pezzi che vengono cotti siano mangiati dai componenti della famiglia che li prepara. E che le le zampe del dolce cammello siano incise a metà, in maniera da simulare la corsa dell’animale. Come dire un segno di buon auspicio per l’anno appena iniziato.













