«La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte…». Ma perché ha le scarpe rotte? Perché con quelle scarpe lei ha camminato tantissimo. Il fatto è che la Befana, con il suo cesto sulle spalle pieno di doni per i bambini, incarna un personaggio reale del passato. È la trasfigurazione di una “cromera”, un termine scomparso assieme al mestiere a cui si riferiva: le cromere erano un esercito di donne che si spostavano di paese in paese, e di fattoria in fattoria, facendo le venditrici ambulanti, e vendendo (spesso) cose di prima necessità, perché non solo nel Medioevo, ma persino ai primi del Novecento, i negozi ben forniti di merci non si trovavano ovunque – anzi, erano piuttosto rari – e le fiere periodiche non bastavano a rimediare a questa mancanza. Una cromera/Befana carica di oggetti utili era ovunque la benvenuta.

Il libro “In cammino. Antenati nomadi, migranti, girovaghi e itineranti” di Anna Maria D’Ambrosio (Interlinea Edizioni) spalanca le finestre su un mondo sconosciuto: tendiamo a immaginare la società contadina del tempo che fu come statica (dopotutto, che cosa può esserci di più statico che il lavoro legato alla terra?) e invece, racconta l’autrice nella sua ricerca su mille mestieri scomparsi, quella era un’umanità in perenne movimento, per vari motivi: innanzitutto, «il lavoro dei campi era prevalente, ma i contadini svolgevano anche altri lavori nelle stagioni morte del calendario agricolo»; inoltre, «nella società rurale erano attivi lavoratori che praticavano mestieri artigianali, i quali a loro volta generavano mobilità. Chi era dotato di certe competenze di mestiere era costretto a cercare i clienti che necessitavano dei suoi servigi in un territorio il più possibile vasto».